Dal 1982 c’è uno storico gemellaggio che non si è mai spezzato, il tutto nacque da un gol decisivo degli azzurri che salvo i rossoblù dalla serie B e condannò il Milan alla retrocessione. L’episodio consolidò la grande amicizia tra le due tifoserie e in un recente Inter-Genoa di Coppa Italia, mentre gli interisti insultavano la città partenopea, i tifosi genoani li hanno fischiato e poi hanno gridato un “Forza Napoli” a dimostrazione di un gemellaggio davvero solido. Invece tra i due club non c’è mai stato un enorme feeling, soprattutto nelle operazioni di mercato e in alcune circostanze De Laurentiis e Preziosi non se le sono mandate a dire, facendo saltare trattative di mercato che sembravano concluse. Entrambi i club sono partiti dalla serie C, il Genoa per l’episodio della valigetta “galeotta” che li retrocesse dalla serie A all’attuale Lega Pro. Gli azzurri sono partiti dal fallimento e l’attuale presidente partenopeo acquisii il Napoli dal basso per poi lo ha portato in alto nel più breve tempo possibile. In occasione di un Genoa-Napoli del 5 giugno 2006 entrambe le compagini raggiunsero la massima serie senza disputare i play-off ma da allora solo le due tifoserie sono rimaste amiche. Il motivo di questa mancata collaborazione potrebbe essere l’enorme rimpianto del “re dei giocattoli” di non aver acquistato il club partenopeo nell’era Naldi e da allora ha sempre preferito altre amicizie piuttosto che quella con il Napoli. Da Luca Toni, a Karja fino ad arrivare a Mimmo Criscito, sono alcune delle operazioni saltate all’ultimo momento tra i due club e sembra improbabile che in futuro ci possano essere affari da condurre in porto. Domenica pomeriggio allo stadio “Marassi” si disputerà il match tra l’undici di Pasquale Marino e quello di Mazzarri, squadre in cerca di punti per la zona Europa. La cornice tra le due tifoserie sarà come sempre spettacolare, ci auguriamo che tra i due presidenti almeno per una domenica sotterrino l’ascia di guerra per amore di un gemellaggio che da gli anni ’80 non si è mai spezzato.
Alessandro Sacco