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La Riflessione di Italo Cucci: Ma diventerà napoletano?

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Ci vuole un Toni, dicevano. Poi, anche «Ci vuole un Lucarelli» . A chi m’interpellava io dicevo – tanto per capirci – «Ci vuole un Pampa». Anche perché non basta la possanza fisica per fare il bomber: ci vuole anche il cuore. E ve lo dice chi conobbe bene Gigi Riva e la sua passione sarda, Pietruzzo Anastasi e la sua juventinità Pruzzo e il suo cuore giallorosso, Savoldi con la doppia passione, il doppio colore ma una generositàinesauribile che lo ha fatto diventare Beppegol per bolognesi e napoletani. E dunque è arrivato Lucarelli e mi chiedo se mai potrà diventare “napoletano” con la sua livornesità dirompente, sanguigna culturale che non s’è mai lasciata corrompere in quasi vent’anni di traslochi: Cuoiopelli di Santa Croce sull’Arno, tanto per cominciare, poi Perugia, Cosenza, Padova, Bergamo (l’Atalanta ai tempi dell’ostentato Che Guevara), Valencia (olé), Lecce, Torino, Livorno (quattr’anni d’oro e con Mazzarri), Sachtar (ucraino!), Parma, ancora Livorno: diomio, è vero che ha detto che è così contento, che è un onore e un piacere esibirsi al teatro di Fuorigrotta davanti al miglior pubblico del mondo, ma questo l’avrebbe detto qualsivoglia pedatore voglioso di gloria postmaradoniana. Io lo prendo in parola perché ci ha messo la firma Mazzarri e perché l’uomo c’è, bizzoso ma di qualità, e penso che alla fine svolgerà il ruolo insolito – ma utile- di Capitano Quasi Giocatore, senz’ombra per Cannavaro ma per le traduzioni simultanee del Mazzarri-pensiero ai compagni. Però non venitemi a dire che è arrivato per fare i gol, come se gliene toccasse l’esclusiva: certo rappresenta quella concretezza tecnica che ancora manca ai Tre Tenori Lavezzi, Quagliarella, Cavani; e sarà utile soprattutto come punto di riferimento – immagino – secondo il progetto mazzarriano che ancora non ho capito ma fra una settimana si dovrà per forza concretizzare in scelte precise, pratiche, efficaci, m’auguro fortunate; perché io non faccio parte di quel partito che dai trenta tiri in porta (di cui ventinove inutili) realizzati contro gli svedesi l’altra sera ha tratto auspici favorevoli, e anzi penso che con un avversario “nomale” sarebbe bastata la regola antica del Tre: ovvero sbagli tre gol e ne becchi uno. Parolibere, naturalmente, sorrette soprattutto dalla fiducia nel tecnico che in pochi mesi ha cambiato il destino di un Napoletto dimesso e l’ha portato a fare sfracelli su campi solitamente minati: e guarda caso questa settimana – probabilmente la più difficile della stagione – si concluderà domenica sul campo della Fiorentina magnificamente domata mesi fa quando si potè registrare il grande cambiamento dopo mesi di mortificazioni. Nel frattempo c’è anche il ritorno di Coppa per il quale basterebbe – come diceva la canzonetta del Quartetto Cetra dedicata a Felice Levratto – “un tiro un gol”. Senza preoccupazione di tridenti più o meno sdentati, di colpi di tacco e veroniche me pinzallacchere. Non so come giocherà il Napoli, pur virtuoso e ben dotato: mi son fatto invece una mezza idea delle Quattro Grandi esibitesi fra il sabato di SuperCoppa Italiana e la domenica del Trofeo Berlusconi: insomma, Inter e Roma mi son parse pronte prontissime a giocarsi il campionato in zona scudetto, i nerazzurri in particolare infurbiti da Benitez che non è pirla ma neppure un mangiacampioni, visto come ha restituito subito Eto’o alla sua natura di bomber: e Ranieri, non da meno, deve solo smorzare gli ardori tottiani che a Roma subito si trasmettono al popolo ma soprattutto ai compagni di squadra, apparsi fieramente immodesti e giustamente puniti. Di Milan e Juve poco da dire: sembravano di un campionato diverso, perfettamente rappresentate da quel Dio del pallone fuori tempo ch’è Ronaldinho. Ha ragione Berlusconi quando dice che è il più grande: sì, di un mondo che c’è più, purtroppo, un mondo che abbiamo conosciuto noi tanti anni fa, fino a quando non irruppe sulla scena l’immortale modernità di Maradona…
Fonte: Il Roma

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