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La riflessione di Antonio Corbo.

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Splende in Europa, ed è pronto per la Fiorentina. Il Napoli vive nel precoce inverno svedese un pomeriggio terribile, poi una fantastica serata. Fa tutto la Juve. C´è la sua invasiva regia in questa commedia dal bel finale. Tratta Quagliarella, che finisce in panchina. Corregge la formazione, liberando finalmente Cavani. E il Napoli è subito suo.
La cessione di Quagliarella irrita i tifosi, in Svezia cori offensivi e a Napoli uno sciame di veleni nei blog. Ore di forti tensioni. È stata la Juve ad infilare in un ciclone il Napoli, che si è lasciato mollemente travolgere, è rimasto muto e inerme, rivelando di non essere attrezzato a superare le buriane del calcio e le nequizie dei potenti. La Juve era precipitata in una strana crisi di identità: i riverberi delle tensioni sindacali di Fiat, l´impegnativa replica di John Elkann a Moratti, quindi Di Natale che aveva rifiutato il trasferimento, uno schiaffo alla nuova Juve, possibile? Doveva riemergere subito con una notizia che fosse un colpo di spugna: a Torino c´era Beppe Bozzo, il procuratore di Grosso, ma anche di Quagliarella.
Un´idea di Marotta: già, se non viene Di Natale, tentiamo con Quagliarella, che ne dici? Bozzo ha dato ali al progetto. Un paio di telefonate e via. Ai tifosi che s´indignano, va puntualizzato il dettaglio. Con la Juve non è stato De Laurentiis ad aprire la trattativa, ma l´uomo che rappresentava Quagliarella. Il giocatore quindi non la subisce, è stato il suo agente a discuterne per primo, accettando subito l´ipotesi del passaggio a Torino. Le difficoltà della Juve hanno semmai creato le condizioni favorevoli per un sì del Napoli: poteva riprendersi gran parte, anche se in comode rate, dei 18 milioni versati un anno fa all´Udinese. C´era da scandire meglio i tempi: De Laurentiis ha intuito l´affare, ma non ha saputo imporre il silenzio contro la Juve che aveva tutto l´interesse a spifferare la notizia. Gli effetti sul Napoli sono stati micidiali.
La decisione di schierare Quagliarella in panchina era una implicita conferma non solo della imminente cessione ma di voci che ormai circolavano. Che il Napoli fosse già pentito un anno fa di aver acquistato fa un talento puro, ma simile a Lavezzi, non una prima punta. Che Quagliarella fosse distante dal gruppo dominante, quello dei sudamericani Lavezzi e Gargano, con Cavani oggi e da sempre Hamisk. Che De Laurentiis l´avesse già trattato prima dei mondiali con lo Zenit di Spalletti, quando si era invaghito di Cavani. Che fossero frequenti gli screzi con Mazzarri. Sarà tutto vero? Strano Napoli, nasconde tutto ma così male da far trapelare anche quello che magari non accade.
La notizia scuote i tifosi. Non sopportano che vada alla Juve, proprio alla Juve. Che sia già finita l´avventura di un napoletano innamorato di Napoli, uno che ha onorato l´impegno con 12 gol, navigando sempre tra i marosi di un ambiente interno difficile. Che la logica degli affari prevale su sentimenti e ambizioni tecniche. Quagliarella, Lavezzi, Cavani e Hamsik, schierati mai tutti insieme ma nelle gare e nelle fasi giuste: sarebbe stato un potenziale offensivo immenso. Oggi il Napoli vale meno nella prospettiva di una lunga stagione.
Visto Cavani, deve dolersi anche l´attendista Mazzarri. Come sarebbe finita con il bomber della missione svedese una settimana fa? Cavani segna con precisione chirurgica (diagonale di destro e testa puntuale) cancellando gli oziosi dubbi. Prima o seconda punta. In lui c´è la sintesi della grande punta moderna. Mazzarri l´avrebbe lasciato in panchina anche ieri. Che rabbia, doveva pensarci la Juve?
Fonte: Repubblica.it

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