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Il tifoso ubriaco… di Napoli: I 54 del primo scudetto

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La settimana scorsa ho scritto che vi avrei raccontato storie che testimoniassero la “follia” individuale o collettiva che si impossessa di molti di noi quando parliamo di Napoli. Ebbene, non posso non cominciare questo percorso senza dare spazio agli avvenimenti e alle emozioni che invasero 54 persone in una giornata assolata di 23 anni fa.
La giornata in questione non era come tante altre, era domenica.
Domenica di campionato, la domenica più importante della storia del Napoli.
I nostri 54 solitamente avevano appuntamento nella piazza del paese, ai margini della provincia, a mezzogiorno preciso, con un vecchio pullman privo di ogni comfort, che li avrebbe condotti fin quasi al San Paolo. Quel giorno, però, tutto fu anticipato di un’ora e, anzi, già verso le 10:30 qualcuno mostrò qualche preoccupazione non vedendo ancora apparire il mezzo “extra-lusso”.
Peppino Caparòssa (Testa grande) aveva preparato tutto nei minimi particolari già dal giorno prima e per non correre rischi aveva dormito vestito e regolato la sveglia alle 7:00. Aveva più di 60 anni, per più di 30 era stato presente al San Paolo e ora per niente al mondo avrebbe rinunciato al suo posto in curva B.
Anche mio nonno Assuntino era un veterano.
Raccontava storie sbiadite di campi polverosi (il Collana?) e di un Napoli in bianco e nero. Era testimone di tutti quei sentimenti che avevano tenuto in ostaggio i tifosi del Napoli per una vita, della sensazione che manca sempre qualcosa per essere primi e del subdolo convincimento che forse non potrai esserlo mai. Forse, per questi motivi continuava a mostrare una certa cautela e tranquillità, quasi a voler dire: vediamo che succede.
Noi ragazzi, invece, non eravamo assillati da nessun dubbio. La parabola di quella giornata sarebbe conclusa con Maradona che avrebbe alzato le braccia al cielo insieme a tutta Napoli. Le nostre braccia si sarebbero unite a tutte le altre come gocce che formano le onde, le onde di un mare azzurro. E così fu.
Molti dei 54 piansero, alcuni si persero nella festa di bandiere, tutti mangiarono con gusto (pizza, zeppole e panzarotti su tutto).
Alle 19:00 in 53 eravamo presenti accanto al pullman. Ne mancava solo uno: l’autista.
Per anni aveva atteso il nostro ritorno ascoltando la partita alla radio, alla guardia del “bolide” e con in lontananza il boato degli ottantamila. Quel giorno non aveva resistito. Aveva abbandonato il mezzo e si era trovato in prima fila nella storia, incurante del “mostro di ferro” e dei 53.
Quel giorno il Napoli vinse il suo primo scudetto.
Mio nonno mi regalò l’unica sciarpa del Napoli che ancora posseggo.
È stato uno dei giorni più belli della mia vita.
Luciano Miele

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