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Scritto per noi: Un’altra attesa di un vento che profuma di vittoria di Francesco Sica

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Un’altra attesa di un vento che profuma di vittoria. Le speranze sono quelle che sorgono all’alba guardando il celo colorato di rosso, ma sapendo che prima o poi si tingerà d’azzurro; lo stesso azzurro che ogni giorno ci fa alzare turbati al mattino. Dal giornalaio al bancone del bar, nella testa tuona sempre la stessa richiesta: “mannancell’ bbona”. E nel giorno di San Gennaro il miracolo non viene disatteso. Gli azzurri corrono, dribblano, tirano e costringono l’avversario a rincorrerli affannando. Sembra quasi che siano guidati da un’ alone d’invulnerabilità, carichi di una forza interiore, una grinta recalcitrante , una voglia di combattere che sa di riscatto. Perché vedere il San Paolo vuoto è uno spettacolo più unico che raro, scoraggia, mette timore, ti fa sentire solo. Giocare al San Paolo con ventisettemila spettatori significa alzare lo sguardo e vedere un mostro di ferro decadente e vuoto
( pensare che venti anni fa lo gli stessi ventisettemila si presentarono a Stoccarda per amore del Napoli).
Sbagliare la partita d’esordio in Europa, cosciente che in più di un’occasione la fortuna ti ha fatto l’occhiolino, ti costringe a guardare basso e a scappare negli spogliatoi, perché ora quel mostro di ferro sembra un drago che grida e terrorizza il mondo col suo sguardo rosso fuoco. I fischi del San Paolo ti occludono le orecchie, sono schiaffi rari di un padre spesso benevolo e che troppo ama, dati più per insegnare e smuovere quel figlio in cui ha riposto tutte le sue speranze, ma che lo ha deluso. I nostri ragazzi si sono rialzati carichi di rabbia, cercando un riscatto, e nell’infilarsi la maglia dai colori della città dedicata a Partenope, hanno risentito quello schiaffo, capendo che in esso vi era tutto il dolore di un popolo. Ecco ,allora, il mago Walter che con rabbia urla al gol di Marechiaro, rivedendo gli errori del match col Milan e col miracolo barese: stavolta bisogna portare i tre punti a casa e dare la dimostrazione che questo Napoli è lo stesso che ha vinto in quel di Torino. Fabio capisce, così corre a recuperare il pallone, strappandolo alla rete e portandolo al centro del rettangolo di gioco: un gesto che annuncia “è solo l’inizio”. Passa poco ma è con la stessa rabbia con la quale Marek ha scaraventato il pallone nel sacco, che ,come a Firenze, un falco si scaraventa sul pallone e poi scappa. Ancora lui, Edinson, il giustiziere azzurro che, con una mossa di karatè alla Zlatan, dona il gol della vittoria ai napoletani. El Mota urla carico, lasciando andare via la rabbia. A fine partita fermandosi ai microfoni lo stesso Gargano sembra una furia e Marek lo ammette come Walter :” i tifosi ci sono stati sempre vicini, i fischi erano di scoramento, come noi ci siamo fischiati per non aver fatto una buona prestazione, abbiamo reagito da grande squadra”. Quando i fischi fanno bene!!! … mazz’ e panell’ fann ’e figl bell .
Francesco Sica

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