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Questa squadra non regge il doppio impegno

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Non è una squadra per il doppio impegno. Il Napoli non regge il ritmo di due partite a settimane, senza evitare esibizioni sconcertanti come quella di ieri sera. Se il mercoledì si gioca con troppe riserve, ci si smarrisce nei meccanismi ancora ignoti a chi è arrivato adesso. Se si insiste sugli stessi giocatori per due gare di fila in quattro giorni, ecco che viene a galla il limite della tenuta atletica. E’ umano che gente come Grava, ad esempio, non regga lo sforzo delle due partite di fila, e come lui anche altri compagni più giovani. Campagnaro e Cannavaro, ad esempio, ieri sera hanno sfoggiato il peggio di quello che era il loro repertorio ancora sconosciuto. Ormai si sa che il Napoli siffatto può al massimo competere per una competizione: cosa fare? La speranza è che i nuovi arrivati, Sosa e Yebda, riescano ad integrarsi quanto prima e permettano ai titolari di rifiatare, senza andare in riserva di ossigeno. In attacco, il giovanotto dell’Empoli ha fatto vedere che è fatto di pasta buona, anche se non lo si può lanciare allo sbaraglio sol perché l’infortunio di Lucarelli ha sguarnito il parco di alternative in prima linea. Il problema più serio riguarda la difesa. Per svariate ragioni. Abbiamo capito che non solo Cannavaro, ma anche Campagnaro perde la testa quando le non girano al meglio. Lo stesso Santacroce, soffocato in panchina e depresso per la prolungata assenza, ha dimostrato nella sfida contro l’Utrecht che non è immune da gravi ingenuità, pur essendo proprietario di un talento non comune. E che dire di Cribari? Magari lo si manda in campo e dimostra di essere stata riuscita la mossa di ingaggiarlo, ma gli dovesse riuscire male il primo intervento, quanti fischi pioverebbero sulla testa sua e su quella della società? Il momento è di riflessione, perché con il mercato chiuso non si può fare altrimenti, ma anche di azione. Il Napoli non ha sbagliato gli acquisti, che magari riusciranno pure a ritagliarsi spazi decorosi, ha sbagliato a prenderli nella misura in cui si sapeva che l’impegno plurimo andava affrontato con gente che possa sostituire i titolari, senza che la squadra ne abbia un contraccolpo. E fino a quando le sconfitte arrivano in Europa, lo si può pure accettare, il problema è rappresentato dagli scivoloni in campionato. L’unica, vera stagione agonistica del Napoli deve essere concentrata su questo obiettivo, perché la sola strada che consente agli azzurri di crescere ancora è quella che porta ad un nuovo accesso in Europa League. Se si possiede una quantità ridotta di energie, non la si può disperdere in mille rivoli, senza correre il rischio di non arrivare da nessuna parte. Questa è una riflessione, non una condanna. Una valutazione tendente a sviluppare un ragionamento all’interno del Napoli, in attesa che tutto l’organico sia al massimo delle sue possibilità. Stringere i denti fino a dicembre, per poi intervenire a gennaio con gli adeguati innesti: il Napoli è in grado di reggere fino a quel momento?

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