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"Il terzo tempo": "Schiava di Roma". Ma in campo no!

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Derby del sole. Derby del Sud. Chiamatela come volete. Napoli – Roma non è un partita come le altre. Lo hanno dimostrato i 55.000 che sono tornati a rendere il San Paolo una vera e propria bolgia. Lo avevano ricordato gli scambi di battute che avevano caratterizzato la settimana. Ne aveva tenuto conto Walter il Mago, continuando la sua politica del turn-over, anche se conscio che qualche rischio in più a Bucarest si poteva correre.
Così oggi gli azzurri si sono potuti presentare al gran completo per fermare il Pupone e gli altri lupacchiotti. Il Capitano è tornato in campo e si è ripreso lo scettro di guida del nostro reparto difensivo. Aronica, come previsto, è stato preferito a Grava. Pazienza si è trovato di nuovo a fianco Uragano Gargano e si è sentito più sicuro. Confermatissimo Dossena, si rivede Maggio. E lì davanti… non ne parliamo: li conosciamo fin troppo bene tutti.
Anche Ranieri ha preparato con cura la partita, “rivoluzionando” la sua Roma per prendere le giuste contromosse tattiche all’assetto e alle peculiarità degli azzurri. Come l’anno scorso, allora, spazio ad una (quasi) inedita difesa a tre: il mister giallorosso non voleva perdere la “decisiva partita del centrocampo”. L’attenzione e la cura con cui i nostri avversari si preparano ad affrontarci ci onora: “il Napoli può far male a chiunque”- è il ritornello che spesso sentiamo ripetere.
E oggi quel ritornello è risuonato al San Paolo. Forte e chiaro.
Al fischio del signor Tagliavento è il Napoli a mostrarsi più tonico. La prima occasione arriva al 5’, quando Dossena, ben pescato da Marekiaro, scarica il suo sinistro impensierendo Lobont. Passano due minuti e tocca al Pocho mirare verso la porta giallorossa: bello lo spunto, ma se solo avesse visto il Matador che era solo in area… Al 15’ si affaccia la Roma dalle parti di De Sanctis, in seguito ad un calcio piazzato di Totti: ma il San Paolo non ha motivi per tremare. Al 19’ più velenoso è il tentativo si Cicinho, ma Pal’ e Fierro Cannavaro si oppone col corpo al tiro: Capitano mio Capitano! Al 23’ grida vendetta un fuorigioco inesistente fischiato a Dossena: pare che i 55.000 abbiano dato un unanime consiglio all’assistente su quello che era secondo loro il giusto utilizzo della bandierina. Il cronometro segna 27’ quando la difesa azzurra ha qualche problemino sulla marcatura di Riise in area: per fortuna il giallorosso non colpisce al meglio e spara fuori. Al 32’ il Pocho imbecca perfettamente Hamsyk all’altezza del dischetto: i tifosi azzurri sono costretti a risedersi, dopo essersi alzati in piedi pregustando il gol. Al 36’ e al 44’ Pirata Morgan salva il risultato, perfetto prima tra i pali e poi in uscita su Menez.
La ripresa presenta una Roma decisa in avvio, pericolosa in un paio di occasioni, frutto però più di confusione nell’area azzurra che di una manovra fluida e frizzante. Dopo una decina di minuti di “pennichella” suona la sveglia il Matador Cavani che in una classica rimessa arriva al tiro dopo una lunga galoppata: solo un Lobont al meglio può evitare la rete. Di lì in poi è quasi monologo azzurro. Pocho sale in cattedra: al 61’ su calcio piazzato dal limite spara di poco alto e al 63’ lascia sul posto infiniti e indefiniti difendenti giallorossi, che non riescono nemmeno a stenderlo; peccato l’azione sfumi per la mancanza di compagni che seguano intelligentemente l’azione, forse anche loro ammaliati dalle movenze del Loco. Al 65’ il Matador, giunto ormai a guardare negli occhi Lobont, ritarda un po’ troppo il tiro e Juan si frappone, deviando in angolo. Poi i nostri decidono che è arrivato il momento di inferire: Pocho scova con gli occhiali 3D Dossena, che mette in mezzo intelligente al servizio dell’incursione di Marekiaro. E che ve lo dico a fare: 1-0.
I giallorossi si riversano all’attacco, ma poco producono, se non sterili e confusionari tentativi. E allora dopo 10 minuti gli azzurri replicano. Stavolta è il franco-algerino Yebda (che bella prestazione oggi!) che recupera una palla vagante e serve Campagnaro, il quale mette una bella passa tesa al centro: troppo invitante persino per Juan, che non resiste e la butta dentro. 2-0 e il San Paolo non si contiene.
E fa bene. Oggi il Napoli ha, soprattutto nel secondo tempo, divertito e convinto. Ha esaltato le sue caratteristiche e sfruttato la velocità e l’intelligenza negli inserimenti dei suoi uomini migliori. Quando scende in campo a pieno organico questa squadra ritrova delle vecchie alchimie. Gli uomini si riconoscono, sanno di essere quelli che nello scorso campionato hanno sfiorato la Champions. Con sacrificio, dedizione e convinzione. Come quella messa in campo dalla linea difensiva, oggi meglio coperta dai mediani: un lavoro sporco ma è arrivato il momento di dedicare una canzone anche ai due nostri motorini del centrocampo. Dossena incarna perfettamente quell’esterno che l’anno scorso mancava alla nostra rosa: in quel ruolo e con quella qualità vi sfidiamo a trovarne altri in Italia. Yebda e Sosa cominciano a dare qualche certezza in più: speriamo con tutto il cuore che Bigon vinca tutte le sue scommesse.
“La squadra è più matura”- ha dichiarato Lavezzi a fine partita. Questo ci rassicura. Perché i momenti meno semplici arriveranno nel corso di questa stagione così impegnativa. Per questo è vietato esaltarsi. Non guardiamo alla classifica adesso: è difficile, ma necessario.
Questo gruppo merita fiducia. Lo avevamo scritto la scorsa settimana e lo riconfermiamo. E tra le note positive della giornata ci piace inserire la straordinaria atmosfera che i supporter azzurri hanno creato al San Paolo: è tornato ad abbracciare la squadra il calore che ha sempre caratterizzato la piazza napoletana.
Lo avevano previsto anche i 55.000 del San Paolo. Oggi la Roma, dopo 13 anni, “è venuta a perdere”!
Sandro Vecchione

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