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Inaudita violenza a Marassi di Andrea Cardinale

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Assurdo. Inaudito. Vergognoso. Italia-Serbia doveva essere il match di tre doriani e un grifone titolari con la stessa maglia, doveva essere la partita di Cassano e Pazzini, idoli del Marassi sponda blucerchiata. Doveva essere la sfida tra due nazionali in lotta per ottenere il pass per Polonia-Ucraina 2012. Pronti per lo spettacolo? No, gli ultras serbi non vogliono e nessuno li ferma. Il Marassi è diventato ostaggio dei tifosi ospiti, che hanno ritardato prima di 37’ e fermato poi, dopo 7’, la partita, costringendo l’arbitro a fermare tutto. Non si gioca. Perché non si può giocare. Perché dalla rete – bucata dagli ultrà – arrivavano in campo e in curva bengala. Perché a rischio c’era l’incolumità dei giocatori e del pubblico.
Già nel prepartita si respira un’aria difficile: un folto gruppo di ultras serbi aggrediscono i loro beniamini assaltando il pullman che doveva portare Stankovic e gli altri allo stadio. Il portiere Vladimir Stoijkovic della rappresentativa balcanica, nel mirino perché trasferitosi dalla Stella Rossa al Partizan (come se fosse passato dalla Lazio alla Roma), ha rinunciato a giocare proprio per le minacce subite da questi ultrà, sconvolto dall’assalto. In tribuna arriva la notizia di 3 fermi e 15 feriti serbi negli scontri con la Polizia (hanno verniciato il muro di Palazzo Ducale). Allo stadio le cose vanno ancora peggio, anzi precipitano. Circa 1600 ultrà della Serbia, nel settore ospite, la solita gabbia del Ferraris, a dieci minuti dal fischio d’inizio della partita, valida per la qualificazione a Euro 2012, cominciano un lancio di fumogeni verso l’adiacente gradinata nord, riempita da sostenitori dell’Italia. Il loro bersaglio però non è l’avversario, bensì i serbi stessi, i calciatori. Il lancio prosegue verso il campo, nonostante l’intervento dei vigili del fuoco, ed è accompagnato anche dall’esplosione di una bomba carta. La polizia, in assetto antisommossa, si schiera a bordocampo al di là della recinzione che circonda i tifosi stranieri. Intanto cominciano le scaramucce con i tifosi italiani in curva nord, provocati, che rispondono innaffiandogli con un idrante. Gli agenti della Digos provano a convincere a scendere una decina di ultrà, che hanno sollevato la rete della gabbia e sono appollaiati sulla recinzione. Intanto le squadre entrano in campo: i giocatori sono ignari di tutto, si guardavano intorno spaesati. Stankovic, Krasic e i loro compagni provano a placare la rabbia dei tifosi (per modo di dire) serbi ottenendo una tregua. Che non dura.
21:27, la situazione non muta. E’ chiaro che così non si può giocare, ma nonostante tutto si va avanti per soli sette minuti, il tempo di vedere un goal di Bonucci in fuorigioco e un rigore negato a Pazzini. Poi un fumogeno sfiora Viviano: Thomson ne prende atto e manda le due squadre negli spogliatoi. Vincono loro, i serbi. Non i calciatori, ma gli imbecilli sugli spalti. Lo spettacolo è perso, la voglia di giocare anche. Poi l’annuncio ufficiale: la partita è sospesa, il calcio è costretto a fermarsi.
La premessa: gli ultras serbi (in gran parte della Stella Rossa, esponenti dell’estrema destra, una volta legati alla Tigre Arkan, che già a Belgrado durante il corteo del Gay Pride avevano causato gravi scontri) avevano lanciato petardi in campo durante il riscaldamento, contro i tifosi italiani e tentato anche di sfondare i vetri di recinzione che dividevano i settori. Nella curva ospite sventolava uno striscione con la scritta “Kosovo, cuore della Serbia” inoltre è stata bruciata una bandiera albanese poco prima che i giocatori rientrassero negli spogliatoi. Stankovic e altri giocatori della nazionale hanno provato a riportare la calma facendo con le dita il gesto del “tre” simbolo della Grande Serbia e che inizialmente era stato scambiato per un messaggio (3-0 a tavolino). La decisione della polizia di non intervenire con una carica nella curva occupata dai tifosi serbi sarebbe stata dettata dalla preoccupazione di evitare “scontri violenti che sarebbero potuti degenerare”.
Alcuni gruppi di tifosi della Serbia, a Genova per la partita con l’Italia, nel pomeriggio avevano infastidito i passanti nel centro di Genova, fra piazza De Ferrari, via Venti Settembre, via Garibaldi e piazza Matteotti. I circa 300 sostenitori sarebbero stati caricati dalle forze dell’ordine che presidiavano le aree prossime a Marassi. Un evidente tentativo di provocazione per tentare di bloccare anche il calcio, dopo i fatti di Belgrado. Detto della sospensione della partita, gli incidenti sono proseguiti fino a tarda notte, con un continuo via-vai di ambulanze e ventisette feriti accertati, compresi un carabiniere e un poliziotto: scoperte addirittura due bombe carta, che se esplose avrebbero potuto causare una strage. Alla fine le forze dell’ordine sono riuscite a far tornare la calma e dall’una di notte i pullman serbi sono partiti alla volta di Belgrado scortati dalla polizia.
Proprio in uno dei controlli effettuati sugli autobus è stato scoperto il capo ultras “protagonista” principale degli incidenti: immortalato dalle foto e dai video dei media, il ventinovenne Ivan Bogdanovic, questo il nome del sedicente tifoso con presunti precedenti penali, s’era nascosto nel vano bagagli dell’ultimo pullman ma è stato trovato, riconosciuto per uno dei tatuaggi mostrati durante le sue bravate e arrestato insieme ad altri sedici supporters.
In questo contesto, ovviamente il lato sportivo passa in secondo piano: in ogni caso, pare certo che la Uefa deciderà per il 3-0 a tavolino a favore dell’Italia: la Serbia rischia seriamente anche l’esclusione dal girone di qualificazione agli Europei 2012.
Andrea Cardinale

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