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Contro Corrente: Punto e a capo

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Ritorno in campo agrodolce per la banda Mazzarri. Il Napoli non va oltre l’1-1 al Massimino contro un Catania pimpante, che per quanto dimostrato in campo avrebbe anche meritato la vittoria.
Gara sottotono degli azzurri, sicuramente penalizzati dall’ormai consueta pausa delle Nazionali, che ha di fatto spezzato il buon ritmo che aveva contraddistinto i partenopei nelle ultime tre gare. Il bicchiere però, tutto sommato, può considerarsi mezzo pieno: strappare un punto a Catania non è cosa da poco, anche in virtù della prestazione offerta dagli uomini di Giampaolo, che solo “a causa” di un De Sanctis in giornata di grazia, non hanno potuto assaporare la gioia dei tre punti.
Sono altri invece, i fattori che destano qualche perplessità, che incutono rabbia perché, in vantaggio di un gol, nella seconda frazione il Napoli è sembrato troppo rinunciatario, rintanato lì, nella sua metà campo, quasi incapace di prendere in mano le redini del match. Quasi, appunto. Perché, dopo aver ricevuto lo “schiaffo” di Gomez, la reazione c’è stata, e come. Almeno due le occasioni nitide per portare a casa la vittoria, un chiaro segno, se non di freschezza atletica, di coscienza nei propri mezzi. Un dato che però, più che lasciar ben sperare per i prossimi impegni (Liverpool e Milan nel giro di quattro giorni, ndr), a caldo ci lascia senza parole, perché davvero non ci si riesce a spiegare come non sia stato possibile “anticipare” quella reazione quando si era già in vantaggio, per chiudere definitivamente la partita. E’ lì che lo stesso Mazzarri ha puntato il dito contro i suoi ragazzi, per un aspetto divenuto ormai una costante in casa Napoli, fatta eccezione per la gara interna con la Roma.
In realtà, una piccola tiratina d’orecchie potrebbe riceverla anche Mazzarri. Lo sappiamo, è fin troppo facile parlare a gara finita, ma ai più sorge spontanea la domanda sul perché insistere a far giocare Zuniga in un ruolo che non è il suo. Si poteva lanciare nella mischia Vitale, oppure, far avanzare lo stesso Aronica sulla linea dei centrocampisti. Paradossalmente, nonostante Grava abbia sofferto le iniziative di Mascara, proprio in concomitanza con l’uscita dal campo del difensore casertano, gli azzurri hanno ancor di più accusato le iniziative dello stesso Mascara, e dell’argentino Ricchiuti, gettato nella mischia da Giampaolo per garantire ancor più spinta sulle fasce.
Ultimo inciso per il direttore di gara Bergonzi. Direzione uniforme, se così la si può interpretare, quella del fischietto di Genova, che poteva però risparmiarsi quel rosso diretto su Cannavaro. L’entrata è dura, scomposta, ma non c’è cattiveria da parte del capitano azzurro, costretto ora a saltare il “monday night” contro i rossoneri.
Giovedì, al San Paolo, arriva il Liverpool. E’ forse giunto il momento di (ri)scrivere un’altra bella pagina della storia azzurra: i tifosi ci credono, il colpo d’occhio nell’arena di Fuorigrotta sarà da mozzafiato.
Francesco Auricchio

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