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Marino: Il Napoli in casa mostra i suoi limiti

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Una prima parte di partita così, è difficile da spiegare, ma, in altre partite casalinghe, di quest’anno e dello scorso campionato, si era già assistito ad approcci di gara simili degli azzurri. Non credo sia questione di personalità o di eccessiva tensione causata dall’entusiasmo di un San Palo esaurito. Negli anni passati, questi stessi giocatori, (esclusi Cavani, De Sanctis e Dossena), avevano saputo usare questa impareggiabile spinta dell’ambiente per trasformare lo stadio di Fuorigrotta in un fortino dove tutte le grandi (Benfica compreso in Coppa Uefa) pagavano l’inevitabile dazio.
Per questa ormai preoccupante emorragia di punti casalinghi, vanno ricercate e studiate motivazioni tattiche e strutturali e non filosofiche. Non è un caso che, quando il Napoli, a causa dell’espulsione di Pazienza, ha dovuto gioco forza passare ad una linea difensiva a quattro, alle spalle di un centrocampo più armonioso, per quanto in inferiorità numerica, ha entusiasmato, arrivando anche a sfiorare una clamorosa rimonta. Nelle partite casalinghe, poi, si sente in misura maggiore la mancanza di una prima punta di ruolo che l’organico del Napoli non ha.
Deficienza, questa, ottimamente mascherata in trasferta, grazie all’impareggiabile capacità di Cavani e Lavezzi di aggredire gli spazi alle spalle degli avversari, che, in quel caso, sono chiamati a fare la partita. In una serata che lascia negli occhi e nei cuori di chi tiene al Napoli la generosità e lo spirito indomito della squadra in inferiorità numerica, insieme al grande rammarico per la sconfitta, non posso esimermi dal dedicare uno spazio a quel fantastico campione di Lavezzi.
In una partita in cui non si è visto Cavani, il Pocho ha giocato per due e da solo ha pareggiato l’inferiorità numerica, trascinando letteralmente il Napoli con i suoi inarrestabili strappi e le indomite, quanto ubriacanti sgroppate in ogni latitudine della metà campo avversaria. Un brivido improvviso mi ha attraversato dalla testa alla punta dei piedi, passando per il cuore, quando Lavezzi, con un colpo di reni e una pennellata di esterno, ha segnato mentre era in terra disteso.
Improvvisamente, mi è sembrato che indossasse la maglia numero 10 e che fosse tornato tra noi il grande Diego. Alzi la mano chi, per un attimo, non lo ha sognato. Il fatto di aver potuto rivivere, dopo 20 anni questa emozione, mi ha fatto sentire orgoglioso di aver avuto il coraggio di portarlo a Napoli e di averlo difeso, al suo arrivo, dalle prime feroci critiche di una parte della stampa. Lo ha scritto Pierpaolo Marino su tmw.

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