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Caro presidente, per fare un buon “film” occorre il regista!

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Novembre è alle porte, il numero delle gare disputate è salito a quota tredici e il bottino recita: quinto posto in campionato con la qualificazione alla fase successiva di Europa League più che aperta. Un bilancio tutto sommato positivo, stando almeno a ciò che dicono classifiche e risultati, un po’ meno se si guarda al contenuto. In due mesi e oltre di stagione, delle pecche di questo Napoli se ne è parlato eccome, forse più dei pregi: se nelle primissime uscite il dito era puntato contro la retroguardia, colpevole di numerose amnesie e incertezze da far spavento, adesso non si può certo dire che nella zona centrale del campo in casa azzurra sia tutto “rose e fiori”: l’appannamento di Gargano e la discontinuità di Hamsik, gli uomini rispettivamente incaricati di dettare i tempi in mediana e suggerire l’ultimo passaggio galleggiando tra le linee, pesano come macigni sull’economia delle trame di gioco chieste da Mazzarri.
Il folletto uruguaiano è ufficialmente entrato nel tunnel della crisi: male contro il Liverpool, malissimo contro il Milan, due sostituzioni di fila e altrettante bordate di fischi da parte di un San Paolo stufo di vedere palloni buttati via o persi sciaguratamente, calcio piazzato o semplice appoggio che sia. Sia chiaro, “100 di questi Gargano” per quantità e cambio di passo, ma se si vuole pensare in grande è bene che le chiavi del centrocampo gli vengano sottratte quanto prima. “El Mota” è un mediano coi fiocchi, ma non un regista. Regista, proprio la pedina che manca per compiere il tanto desiderato salto di qualità; pensare di aver “regalato” un Cigarini fa male, soprattutto alla luce delle prestazioni da dimenticare del numero 23 sotto il profilo dell’impostazione. L’interrogativo, però, è d’obbligo: l’uruguagio necessita di riposo, giusto, ma in luogo di chi? Yebda si sta dimostrando pian piano un’alternativa valida, ma con i piedi siamo lì e il tasso qualitativo della squadra resta invariato. Capitolo Hamsik: lui il metodista, per i piedi che ha, potrebbe farlo eccome; ma arretrare lo slovacco significherebbe perdere tanto in zona gol. Fatto sta che giocare col doppio mediano e avere il talento di Banska Bystrica a mezzo servizio riduce di tanto la qualità del Napoli dalla cintola in su: le sole sfuriate di un indemoniato Lavezzi non possono bastare per mandare in rete Cavani, vittima di una sterilità offensiva cronica alleviata soltanto dalle doti fuori dal comune del “Matador”.
L’augurio è che entro gennaio la società capisca una volta per tutte che è giusto parlare di progetto, crescita graduale e quant’altro; ma le potenzialità economiche del club e quelle tecniche di un allenatore capace come Mazzarri obbligano a osare ancora di più. Investire, investire, investire: vietato ripetere l’immobilismo delle ultime due stagioni nella finestra invernale di calciomercato. Si parla tanto di ricambi e panchina adeguata, ma avere un centrocampo composto da soli “spaccalegna” non può bastare e si è visto; affiancar loro un elemento in grado di dettare i tempi alla manovra, capace di unire forza fisica e qualità ridurebbe non poco il gap degli azzurri dalle “big”. Uno alla Inler, per intenderci. ..
Claudio D’Amato

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