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Vittoro Raio: Nessuno si esalti dopo il successo a Brescia

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A Brescia il Napoli è andato al tiro ben 14 volte tra palloni parati da Arcari, quelli finiti fuori e uno (conclusione di Lavezzi) che ha dato i tre punti agli azzurri. Giusto che Mazzarri chieda ai suoi più cinicità e precisione sotto rete. Si spreca troppo con il rischio di vanificare il possesso di palla, la superiorità territoriale e spesso una migliore tecnica.
Il Napoli, comunque, ha dimostrato di aver saputo reagire all’ingiusta sconfitta subita al San Paolo contro il Milan. Il successo, però, non deve far perdere l’equilibrio nei giudizi: gli azzurri non andavano considerati eroi dopo la vittoria sulla Roma, non brocchi per lo stop con il Milan (deciso soprattutto da alcune assurde valutazioni dell’arbitro Rizzoli – premiato da Braschi con la successiva direzione di Catania-Fiorentina -), non da Champions League dopo lo 0-1 a Brescia.
E’ un Napoli che cresce tra alti e bassi, che al momento vince più fuori che al San Paolo, che è stato il più delle volte danneggiato dagli arbitri (sei volte su nove), che è in linea con il momento non esaltante del calcio italiano, che può e deve maturare, che prende atto dei progressi di Yebda e Sosa, che ha uno degli attacchi più giovani del campionato, che viaggia comunque a +2 rispetto allo scorso torneo, che ha Cavani quale vicecapocannoniere, che con il Palermo ha il secondo migliore attacco, che ha un allenatore che riesce a non perdere la bussola nonostante da fuori arrivino attacchi stolti, isterici dei soliti destabilizzatori in servizio permanente effettivo, gli unici a non fare il turn over.
Il Napoli vince? E l’organico è buono, ma non è completo, non si può puntare alla Champions e Bigon non ha saputo garantire valide alternative.
Il Napoli accusa uno stop? E l’organico è scarso, monco, poco omogeneo, inferiore alla scorsa stagione e Bigon non è all’altezza del compito per il quale è stato chiamato.
L’organico è sempre lo stesso che si vinca, si pareggi o si perda, ma i beati beoti si divertono così… Anche perché devono pur giustificare la loro (inutile) presenza.
Vittorio Raio per Radio Marte

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