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Con questo Lavezzi siamo invincibili

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Ma non chiamatela squadra da trasferta. E’ solo un caso se fino a questo momento gli azzurri non siano riusciti ad ottenere qualche punto in più nelle sfide al San Paolo, vuoi per stanchezza, calo di concentrazione oppure per un arbitraggio poco corretto come quello di Rizzoli contro il Milan. Dire, invece, che il Napoli porta il marchio di Lavezzi, allora sì, lo si può condividere. Le sue doti tecniche erano risapute, ma alle stesse è dall’anno scorso che ha aggiunto la maturità. Come persona e come calciatore, che lo rende senza tema di smentita un vero “uomo squadra”. Sa gestire le sue risorse fisiche, sa sempre cosa fare del pallone e, in assenza di Cavani, è quello che prende di più la mira della porta avversaria. Ma il Pocho è anche il compagno di squadra che ti alza la voce contro, quando si accorge che stai esagerando nelle proteste all’arbitro: forse lo stesso Gargano non se lo aspettava che uno dei suoi migliori amici, poi in campo pensasse soprattutto al bene della squadra. Questo episodio, apparentemente di poco conto, in realtà assume significati forti. Proprio Lavezzi, nella sua seconda stagione partenopea, si fece ammonire in una gara contro l’Udinese al San Paolo, perché si era fatto giustizia su di un avversario che aveva poc’anzi colpito, guarda caso, Gargano. Quel giallo gli fece saltare la sfida successiva, scatenando un vespaio di polemiche per la presunta volontarietà di quell’intervento, affinché venisse squalificato e potesse, così, tornarsene in Argentina. Altri tempi. Così come oggi non potrebbe mai più verificarsi quella sua fuga al buio, con la minaccia di non rientrare più in Italia se il Napoli non avesse assecondato il suo desiderio di cambiare aria. Il vero Lavezzi adesso è questo, sorridente prima di entrare in campo e serio quando si gioca la sua partita, sempre a testa bassa e senza mai risparmiarsi. Al solo scopo di portare al successo la sua squadra, cioè il Napoli.Azzurri che grazie a Lavezzi hanno trovato il modo migliore per centrare un altro importante successo esterno (il terzo in cinque sfide di campionato) e festeggiare al meglio il 50esimo compleanno del suo illustre predecessore: Diego Armando Maradona. Dopo il gol-vittoria, quel tuffo del Pocho nel campo di Brescia ridotto a piscina, ha ricordato altri due episodi analoghi e celebrativi del Pibe: a Genova, per l’1-0 alla Sampdoria, e da ct, dell’Argentina, nel giorno della qualificazione ai Mondiali in Sudafrica. Lavezzi non sarà mai Maradona, ma ne ricorda le gesta onorandone l’antica memoria calcistica. Questo Napoli, nel segno del suo nuovo condottiero argentino, non potrà mai essere una squadra spettacolare, ma sta diventando concreta abbastanza per meritarsi ancora di più il ruolo di outsiders nella conquista di un posto nell’Europa che conta. Se solo imparasse ad essere anche più cinica, tanto da vincere senza sforzarsi quanto ieri, allora la crescita sarebbe definitiva. Servirà tempo e pazienza. Servirà che gente come Lavezzi aiutino Mazzarri, da allenatori in campo, ma soprattutto che lo stadio San Paolo torni ad essere il primo, grande amico del Napoli.

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