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Italo Cucci: Una vittoria con il cuore

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Dieci minuti prima aveva ricevuto un pallone dal cielo e l’aveva stoppato con una carezza di destro: dopo una gara vissuta con passione e fatica, El Pocho aveva ancora il cuore e la testa e il piede del campione che non può fare a meno di godere il suo stato di grazia. E così – forse inopportunamente – aveva fatto capire al Cagliari che lui c’era, che il Napoli non s’accontentava di un pareggio che chiunque avrebbe firmato, vista la classifica che ne nasceva.
Ma il Cagliari si è bisolanamente intestardito nel tentativo di cogliere i tre punti nel rush finale, secondo tradizione. E il pallone l’ha avuto, ma lo ha sbagliato e sul contropiede – dieci minuti dopo quel tocco divino – il Campione Operaio Ezechiele Lavezzi è partito in contropiede come un fulmine, roba da quarant’anni fa, alla Mazzola, e nessuno è riuscito a riacchiapparlo mentre si faceva trequarti di campo come Mennea e alla fine beffava Agazzi che un minuto prima aveva già pensato di togliersi i guanti e andare a nanna. Olè.
In una giornata non felicissima, spesso noiosa, incolore, giocata per onor di firma con atteggiamenti di campo quasi annuncianti uno sciopero; e con pochi gol e pareggiacci delle grandi in provincia (la Juve 1-1 a Brescia, l’Inter 1-1 a Lecce) con la Lazio addirittura castigata a Cesena e il solo Milan baciato dal successo (ma forse l’arbitro ne sa qualcosa e Zamparini glielo farà sapere a sua volta) è a dir poco giusto attribuire al Napoli l’Emozione Assoluta insieme ai tre punti più belli di questo inizio di stagione, un quarto di campionato che tirava al grigio, nonostante una più che decorosa classifica, fra lamentazioni e paure varie: così adesso il Napoli è terzo a pieno merito, perchè Cagliari è stato banco di prova importante se è vero che da tre lustri gli azzurri non tornavano a casa felici e il ricordo della scorsa stagione pesava come un incubo.
Ho cantato le lodi di Lavezzi che per fortuna è subito sceso..dal monumento sul quale l’avevo dopo Brescia collocato per fare la sua partitissima e tornarci, naturalmente, praticamente nelle identiche condizioni. Napoli lo canta campione, a Brescia e a Cagliari lo dicono rapinatore; ed è un bel complimento, perchè al Napoli e a Lavezzi mancavano proprio il cinismo, l’abilità e la cattiveria che alla fine fanno punti preziosi. Ho applaudito Lavezzi ma tutta la squadra ha fatto la sua parte, e non con onesta misura ma con disinvoltura, senza pretender troppo dai propri mezzi e con grande rispetto dell’avversario, almeno fino al 48′ e 38′ del secondo tempo. Fino alla vittoria.
Ho ammirato il lavoro di gruppo e lo spirito totale degli azzurri quando nel finale si sono trovati tutti, a turno, nella propria area a proteggere De Sanctis: Cavani in particolare si esibiva da terzino proprio come Ibra stava facendo a San Siro per fermare lo scatenato Palermo e tutti e due mi hanno fatto venire in mente la Moda Mourinho di realizzare brillanti catenacci con la collaborazione delle punte, così nei rovesciamenti di fronte come allora vedevi Eto-Milito-Pandev ieri sera ritrovavi all’assalto di Agazzi Cavani, Lavezzi e Hamsik spalleggiati da Campagnaro, come dire offensiva pura portata da chi sapeva anche coprire. Non ci sarà molto tempo per riparlare di questo importantissimo successo, la Lazio avvelenata dal Cesena è già pronta per un mezzogiornoemezzo di fuoco: e invece dico di riguardarseli, i novantacinque minuti di Cagliari, perchè dentro c’è un’ottima lezione di calcio.
Italo Cucci per il Roma

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