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Reja: "Un momento bello, mi sono emozionato. Mi piangeva il cuore quando li ho salutati. . ."

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Di corsa sotto la curva, quella che sente ancora sua. «Tutta la gente di Napoli mi ha dimostrato riconoscenza e affetto, non la dimenticherò mai». Piegati gli azzurri, Reja ha voluto raccogliere anzitutto l’applauso dei suoi ex tifosi, quasi mille, sistemati in un angolo della curva Sud, quella degli ultrà della Roma. L’allenatore del Napoli delle due promozioni e della qualificazione all’Intertoto ha lanciato baci verso i napoletani. «Un momento bello, confesso di essermi emozionato. Mi piangeva il cuore quando li ho salutati». Edy, il signore che ha governato lo spogliatoio azzurro dalla C1 a quell’assaggio di Europa – «Che bravo Yebda, avrei voluto prenderlo quando lo vidi giocare contro di noi a Lisbona: ragazzi, ricordate la partita sul campo del Benfica?», ha chiesto ai cronisti napoletani – ha confermato la sua sensibilità. «Da quando sono andato via, non ho rimesso piede a Napoli. Sono stato una volta a Sorrento, però in città no, non più». L’emozione sarebbe stata troppo forte, attraversando il centro storico dove passeggiava con la moglie Livia, presente ieri sugli spalti dell’Olimpico, o mettendo piede nel quartiere di Fuorigrotta, dove sono stati costruiti i primi successi del Napoli di De Laurentiis. «Io sono rimasto legato a quei tifosi, della curva Sud o della Nord». Ha sbagliato i settori, quelli appartengono all’Olimpico. Le curve del San Paolo sono la A e la B, settori popolari che a Reja hanno dedicato sempre striscioni e applausi. Dalle tribune, invece, a volte si ascoltavano fischi. Magazzinieri, massaggiatori, dirigenti, giocatori: tutti quelli del Napoli hanno abbracciato Edy quando l’hanno visto sull’uscio degli spogliatoi prima della partita. Alla fine Lavezzi s’è sfilato la maglia blu, lanciandola con affetto verso il suo ex allenatore, l’uomo che gli ha insegnato le prime importanti cose del calcio e della vita in Italia. «Questo ragazzo è arrivato giovanissimo dall’Argentina. È maturato tanto, ha cominciato a segnare, sono certo che diventerà un campione. Ci siamo abbracciati, certo. Io conosco a fondo tutti questi ragazzi, escluso Cavani, arrivato pochi mesi fa». A proposito di argentini, Reja non ha un rapporto facilissimo con Zarate, straordinario contro il Napoli. «Da quando sono arrivato, aspettavo una partita in cui lui fosse decisivo per la vittoria. Da quando alleno la Lazio, avrei voluto vederlo brillante e incisivo come quando venni qui con il Napoli», una bacchettata in stile Reja, con il sorriso sulle labbra. Ha vissuto giorni difficili perché dopo il grande salto al primo posto in classifica vi sono state le sconfitte nel derby e a Cesena. «Dove avevo optato per il turn over perché sapevo che questa partita sarebbe stata molto delicata. Abbiamo battuto una grande squadra perché il Napoli ha fatto soffrire tutti. È un grande risultato, sapete?». Con una parte dell’ambiente romano non c’è grande feeling. «Due sconfitte e cos’è successo? Siamo piombati nel dramma, abbiamo cominciato a rompere, come accadeva a Napoli…». Detto con grande affetto, perché quattro anni e due mesi d’azzurro sono rimasti nel cuore dell’uomo di Lucinico, innamorato del mare e della barca a vela. Uscendo dall’Olimpico a bordo di un’utilitaria, al volante il team manager Manzini e accanto la moglie Livia, Reja ha fatto una promessa ai tifosi napoletani incrociati lungo il percorso: «Ci vediamo presto».
Francesco De Luca per “Il Mattino”

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