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Il Mazzarri Lab

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Qualche volta il meccanismo virtuoso del Mazzarri Lab  ha dei cedimenti in quanto capita che lo stesso Mazzarri a volte, fortunatamente, subisce una sorta di confusione psico-dinamica.
Nei miei precedenti ho ribadito più volte che bisognerebbe avere l’umiltà di cambiare modulo contro avversari schierati in modo “strano” . Il fatto che poi giocavamo contro la Lazio di Reja,che conosce benissimo i suoi ex difensori, la dice lunga sulla difficoltà che ha incontrato la difesa contro l’attacco laziale.
Una parentesi su Reja, quando allenava il Napoli era vessato da mille dubbi ora ha una consapevolezza che lo ha migliorato tatticamente, più coraggioso. Peccato che abbia capito e acquisito tutto ciò solo dopo l’esonero, ma quelli erano altri tempi dove, chi comandava  realmente,aveva creato un clima di sottomissione generale e anche tecnica.
Ritornando alla partita si nota sempre questa mollezza nelle gambe dei centrocampisti. Yebda è in progresso ma ha accelerato un pochino le gambe solo nel secondo tempo sul 2 a zero. Hamsik continua a restare nell’ombra e Maggio non è riuscito a dare profondità sulla fascia, stessa cosa vale per Vitale. Quest’ultimo è in forma ma spesso è dovuto rientrare in difesa per coprire il terzo difensore(Campagnaro) in ritardo nelle chiusure a destra, senza poter spingere sulla sua fascia.  Il muro centrocampo- difesa laziale ha fatto il resto. Non penso che i tifosi del Napoli abbiano la stoltezza di pretendere di vincere sempre e di non perdere mai, ma spianare la strada agli avversari no. Io sono sempre più convinto che contro avversari di un certo tipo bisogna schierare un 4-4-2 escludendo un Campagnaro ed un Hamsik ed inserendo un difensore puro e un centrocampista di ruolo e stando corti il più possibile.
Fortunatamente il Milan ha battuto l’Inter e ci ha consentito di restare da soli al terzo posto. A questo punto il nostro Mr e i nostri calciatori si devono convincere e prendere atto che non bisogna mollare questa posizione in classifica. Se vogliamo fare un discorso filosofico, meglio vincere una partita che pareggiarne due, tanto i record  che non portano trofei restano solo per le statistiche.
Piermario Ferrandino

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