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Intrappolati da Guidolin

1 Commento

Spiegatemi. Spiegatemi perché – cari ragazzi del Napoli – aspettate l’ultimo quarto d’ora per cercare di recuperare il tempo perduto. E spiegatemi perché lo fate con un ardore, con una passione quasi disperata che prima non avete esibito, anzi: prima eravate un pianto, prima eravate caduti – insieme al vostro pur bravo tecnico – nella trappole che Guidolin ha studiato nottetempo, come quando fuori piove, pardon, come quando gli arrivano avversari che desidera castigare, e il perché lo sa lui. Naturalmente agevolato dal fatto che a Udine il Napoli si trova male e finisce per ripetere esibizioni disastrose come se certe sconfitte non insegnassero nulla: era febbraio, quasi un anno fa (potete anche cantarla, volendo) quando Di Natale rifilò tre sberle al Mazzarri Group, praticamente con le stesse modalità, perché per Totò non fa differenza se il mister si chiama Marino o Guidolin. Lui gioca e vince per sè, soprattutto per sè, e non gliene frega nulla se la sua squadra si chiama Udinese e non Juventus, come stava accadendo. In settimana ho detto ad alcuni amici che paradossalmente Di Natale non lo avrei marcato, ovvero non gli avrei messo addosso un uomo o addirittura due – come s’usa con certi sguscianti serpentoni del gol – ma mi sarei limitato a controllarlo a zona; per me se la stanno ridendo, adesso, ma non cambio idea; dico piuttosto che Guidolin ha avuto un’idea migliore: lo ha lasciato libero di muoversi secondo minima logica ma soprattutto assecondando l’estro suo naturale ch’è straordinario; e se andate a vedere i suoi tre gol, sembrano simili e invece son tutti diversi, compreso il rigore segnato con maestria a un De Sanctis che per parare i penalty fa gara con Andanovic. Tornando al perché della bastonatura subìta (e per fortuna hanno fermato Domizzi che dalla metafora voleva passare alla pratica) la identifico in quel ritardo nell’aggredire la partita, lasciando l’iniziativa all’avversario, come se non ci fosse in testa il continuo martellante pensiero di un posto al sole della Champions. Di questo bisogna convincerli, per ottenere gesti bellissimi come quel lungo e perfetto passaggio di Lavezzi non sul finire del match, come ieri, ma subito, all’inizio delle ostilità, come succedeva un anno fa. Parlo di errori, ma devo dire anche di sfortuna, pur essendo abituato a darle peso nelle vicende pallonare: la sfortuna di Hamsik che, forse desideroso di confermare il peana dedicatogli da Mazzarri, s’è mosso a tutto campo, s’è offerto dappertutto, e dappertutto ha fatto danni, procurando il gol terribile del 3 a 1 e mancando il rigore del possibile riavvicinamento. Eppure lo dico sorridendo: perché ho visto comunque un Marekiaro innocente pur nella confusione del momento, un ragazzo capace di firmare comunque un gol onorevole quando non c’era altro da conquistare. Se non l’onore.
Italo Cucci per il “Roma”

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