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I FIGLI DI DIEGO

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C’era una volta il mitico DIEGO ARMANDO MARADONA, nome che sembrava appartenere ad un personaggio di un appassionante romanzo d’avventura, invece realmente esistito in forma umana e dimensione “divina”, calcando la scena terrena sui campi di calcio di tutto il mondo e incantando le platee estasiate dai suoi fantastici colpi di genio fino ad essere proclamato miglior giocatore di tutti tempi. Il suo approdo a Napoli, terra sfortunata e sofferente, lo ha consacrato leggenda vivente avendo consentito ad un popolo umiliato di riscattarsi identificandosi totalmente con il proprio condottiero. Sembra passata un’eternità da quei fasti, ma adesso i “tre moschettieri” De Laurentiis, Mazzarri e Bigon insieme ad una truppa di professionisti al loro servizio stanno nuovamente facendo sognare una tifoseria calda e appassionata come quella partenopea,conducendo una stagione fino ad ora esaltante grazie ad uno spirito guerriero e ad un’estrema combattività in difesa e a centrocampo e al trio meraviglia Cavani-Hamsik-Lavezzi che tentano di emulare i loro magnifici antenati come fanno i figli con i loro padri.
La speranza è quella di donare a tutta la città una possibilità importante che possa contribuire a togliersi da un imbarazzo a dir poco mortificante e degradante causato in gran parte da una classe politica non all’altezza della situazione e della tradizione e da una malavita che è divenuta padrona quasi incontrastata della società.
Bello poter nuovamente sognare ad occhi aperti di confrontarsi ad armi pari con le potenti corazzate che dominano il campionato italiano ormai da decenni, avere in squadra giovani talenti dotati di tecnica individuale e potenza fisica che vengono monitorati dalle società più importanti del panorama calcistico mondiale, ma sarebbe ancora più bello che restassero tutti ad aprire un ciclo vincente.
Tutti dovrebbero sentirsi “figli di DIEGO” anche nell’orgoglio dell’uomo che voleva vincere sempre e far felice il suo popolo, rinunciando ad offerte migliori e a palcoscenici più blasonati, per la voglia di lottare sempre dalla parte dei più deboli contro il potere e ciò che esso rappresenta;
i presupposti sembrano esserci tutti, ma adesso viene il difficile perché occorrerà saper soffrire, sudare le classiche sette camicie dopo ogni partita, stringere i denti e lottare contro tutto e contro tutti.
Mi piace prendere ad esempio positivo Gianluca Grava simbolo di un attaccamento alla maglia che lo porta a rinnovare il proprio contratto anno dopo anno,essendo abituato a guadagnarsi la pagnotta senza nessun favoritismo e ad esempio invece negativo Fabio Quagliarella, napoletano verace,che ha preferito la fredda Torino e la maglia bianconera “dell’odiata Juventus” perché non si sentiva considerato il fenomeno della squadra, titolo che naturalmente bisogna guadagnarsi in campo.
Ed allora proviamo a buttare il cuore oltre l’ostacolo, anche il Presidente De Laurentiis, talvolta un po’ eccessivo in alcune sue dichiarazioni, ma sicuramente capace e innovativo nelle sue idee,faccia il suo non tirandosi indietro se sarà necessario mettere mani al portafoglio, puntando all’acquisizione di altre giovani promesse e un paio di innesti più esperti e alla valorizzazione del settore giovanile che potrebbe essere la vera fucina di calciatori per un futuro sempre più roseo.
Francesco Bitonti

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