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Nella sagra degli errori i templari fissano il 2-0

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È l’epilogo.
È l’ultima di un anno strabiliante. Un anno che ha portato tante gioie e soddisfazioni a Mazzarri al timone della truppa azzurra, che, se pur contestato, criticato, a volte anche giustamente, è riuscito a trovare la forza dentro di se per restare fedele al suo credo calcistico, che da sempre porta avanti e che, probabilmente, lo accompagnerà per tanto tempo ancora.
È un appuntamento, quello con il Lecce al San Paolo, importante sopratutto per la resa dei conti con se stessi, con la propria autostima e la convinzione di essere coscienti di ciò che si sta costruendo non fallendo il più classico degli esami di maturità.
L’ostacolo maggiore che si pone sul cammino degli azzurri, in quest’impegno prefestivo, è la possibile mancanza di concentrazione che potrebbe verificarsi al cospetto di un avversario che di per se non è in grado di generare gli stimoli necessari a conquistare l’intero malloppo. Quei tre punti che permetterebbero di trascorrere questo periodo di pausa, che saluterà il 2010 e darà il benvenuto al 2011,  nell’ovattata posizione di secondi in classifica, facendo sognare chissà quali traguardi a tutti gli amanti del Ciuccio.
La compagine salentina che scende in campo a Fuorigrotta è un squadra remissiva e tutta votata alla difesa ad oltranza di quello 0-0 che rappresenterebbe un ottimo punto utile a raggiungere l’obiettivo salvezza.
Lo spettacolo offerto nel tempio del calcio del Pibe de oro, più che un match di campionato, sembra essere uscito dalla cineteca di un simpatico collezionista burlone elargitore di sorrisi e buon umore. Si possono infatti ammirare lisci clamorosi, errori in appoggi elementari, capitomboli e scambi di cortesie al punto di irretire tutti coloro che, indipendentemente della posta in palio, profondono sempre la stessa passione  per i colori azzurri.
Il Napoli e una squadra arruffona e disordinata ed il primo tempo scivola via senza nessun problema per De Santis ed un unico vero intervento di Rosati su Zuniga dalla distanza.
Il secondo tempo si apre sulla falsariga del primo ed il  direttore d’orchestra Mazzarri cerca di dare un tono alla sua composizione, che sembra essere uno strimpellio di strumenti stonati e solisti che non riescono ad accordarsi tra di loro, inserendo Sosa per Zuniga, Dumitru per Santacroce e nel finale il solito Vitale per Dossena, ma la musica sembra non cambiare.
Nel finale è De Santis a guadagnarsi le ferie con un intervento prodigioso sui piedi di “moviola Piatti”, che trovato spazio nella difesa partenopea tra le statuine dei tre re magi d’azzurro vestiti, si fa togliere il tempo ed il fiato da uno strepitoso Morgan che gli chiude lo spazio e le speranze di gloria.
Oramai siamo al limite della sonnolenza quando il cronometro supera il 40’ del secondo tempo e le menti sono già proiettate a come combattere il sonno della prossima SS. Messa di Venerdì notte quando, dalla fessura in cui può passare ancora un poco di luce, si intravede un omino in giallo-rosso davanti alla porta azzurra, e quel pallone che supera De Santis in uscita. La sfera si avvia verso i pali partenopei, e quasi indolenzita e stanca per i troppi calci senza senso ricevuti, rotola lentamente verso la fatidica linea che segna il confine tra il baratro per l’una e l’empireo per l’altra.
Quando tutto sembra perso arrivano i templari, custodi della causa azzurra, che con un fragore emergono dal nulla mettendo la loro gesta al servizio della causa partenopea. Il primo è il nostro capitano di riserva Gianluca Grava che suggella una gara strepitosa con la rete dell’1-0 in scivolata interrompendo quella lenta e malefica traiettoria e destando dal torpore che aveva colpito i più.
Il pericolo scampato porta l’attenzione sul cronometro che consegna a tutti la chiave della porta che si apre sulla “zona Mazzarri”. Quella zona che oramai era considerata da tutti quasi inutile, ma che tante gioie e soddisfazioni sta portando al mister toscano.
Siamo di ancora una volta al fatidico 93’, terzo dei 5 della “zona Mazzarri” ed il secondo templare, Cavani, rimasto un po’ nell’ombra fino a quel momento decide di salire a cavallo e di volare nell’etere tra tre maglie salentine. Svolto egregiamente il suo dovere consegna la sfera a Beatrice, che come aveva accompagnato Dante tra i nove cieli del paradiso, le assegna un preciso compito: accompagnare la palla a conoscere il 10° cielo del paradiso ovvero il decimo gol del Matador e di consegnare ai tifosi il meritato 2-0 ed allo score un 1-0 che rappresenta 33 punti in classifica, secondo posto a 3 punti dal Milan e per i tifosi il passpartout per sognare senza limiti.
Antonio Iannucci dal blog di www.fantapazz.com

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