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Cucci: Una squadra immatura

2 Commenti

Immaturi. Non gli si può dir altro per non offenderli. Che poi non sarebbe giusto. Sembrano, a tratti, Totò e Peppino quando arrivano a Milano, simpatici sprovveduti, magari pronti a esibire una felice arte d’arrangiarsi. Ma alla fine i bauscia (interisti) hanno la meglio. E allora è inutile accusare, come ha fatto Mazzarri, il “mourinho de noantri”, il rumore dei nemici: io l’altro giorno li ho appena sfiorati, lui li ha chiamati in causa, ma se l’Armata Napoletana chiamata a sconfiggerli è questa, a volte penosamente distratta, comunque con espressione d’energia monopallica, allora è meglio lasciar perdere ed evitare di chiedere a De Laurentiis ulteriori sacrifici al mercato. Perché non mancano i giocatori ma Coesione, che non è il cugino di Amalgama (ricordate Massimino?) ma quello stato d’animo molto umano, nonché tecnico e tattico, che permette di superare anche l’ostica Inter: soprattutto se è l’Inter di Thiago Motta, non un’iradiddio ma solo l’esperto profittatore delle distrazioni napoletane. Se avete fatto caso al comportamento di Leonardo, un gentleman recuperato al calcio italiano che ne ha bisogno, al primo gol pareva stordito dall’evento, al secondo felicemente sorpreso, al terzo rapidamente allegro poi pensieroso: siccome è intelligente, gli sarà passato per la mente un cattivo pensiero, ovvero che dopo una così sonante vittoria contro un così forte avversario Moratti rinunci a regalargli i quattro rinforzi già negati a Benitez. Sbaglierebbe, l’Inter, perché questo Napoli, presentatosi in veste di guaritore, non è stato un test valido bensì un distratto ospite della Scala del Calcio per assistere al concerto di Capodanno. Anzi, della Befana. Che vien di notte col cappello alla napoletana. M’aspettavo un Napoli draculesco, dopo la penosa esibizione juventina all’ora di pranzo, come per dire ai nerazzurri “siamo qui per lo scudetto”. Diomio, nulla è perduto, neppur l’onore, ma immagino che a fine stagione la insostenibile leggerezza di questa esibizione a San Siro sarà amaramente rimpianta. Una raccomandazione a Mazzarri e ai Tre Tenori interpreti del famoso coro a bocca chiusa: anche la Juve, domenica, sarà in cerca di guarigione ma vedano di affrontarla secondo immagine e realtà di quel Napoli garibaldino che ha infiammato le sue ultime esibizioni del 2010. Magari ripensando – visto il gol di Thiago Motta a due minuti e mezzo dall’inizio – a capovolgere l’andazzo che ha fatto stupore e storia, ovvero tutti quei gol in Zona Mazzarri: meglio imparare a segnar subito. Come dire, evangelicamente, che gli ultimi gol saranno i primi. Se non altro per valutare la capacità di resistenza dei malcapitati reduci di san Siro.
Italo Cucci per “Il Roma”

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