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"Contro Corrente": Il libero arbitrio

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La fortuna aiuta gli audaci. Magari fosse vero. Perché, ieri sera, se c’era qualcuno davvero meritevole di essere baciato dalla dea bendata, beh, quello era il Napoli. La storia però, non si ripete, a dispetto di come andò quattordici anni fa, l’Inter si prende le semifinali, vincendo ai rigori una delle sfide più belle mai giocate al San Paolo.
C’era da dimostrare, per l’ennesima volta, chi fossimo, e schiacciare l’Inter nella propria metà campo, costringerla a non offendere, sono segnali indelebili che aldilà del risultato, attestano la straordinaria ascesa di un gruppo partito da lontano e giunto, ad oggi, in uno straordinario status di maturazione, tale da far sognare concretamente i tifosi, per un campionato da vertice da condurre fino alla fine.
Il ko dagli undici metri diventa poi la più logica delle conclusioni, perché, quando lotti per 120 minuti a tutto campo, ne risenti in freschezza, lucidità. Accade così che il tuo uomo più rappresentativo, quello che manda in tilt i nerazzurri, quello che con un semplice affondo riscalda i cuori della torcida partenopea, mandi alle stelle il penalty decisivo.
Lavezzi è un patrimonio del calcio Napoli: la variabile incontrollata che per primo ha infiammato l’anima partenopea nell’era De Laurentiis. Una verità assoluta che è bene ricordare nei momenti di difficoltà, perché non è un rigore che cancella le emozioni da crepacuore che lo scugnizzo argentino ci ha donato dal suo arrivo a Napoli.
Restando in tema di variabili, beh, non possiamo non citare il Signor Valeri, il fischietto romano, tra i migliori per rendimento in campionato, che ieri, mi vien da pensare, è incappato nelle più classiche e tetre giornate no.
Voglio che sia così, perché se dal cassetto degli orrori ritiro fuori l’arcano concetto della sudditanza psicologica, non oso immaginare le conseguenze. Per carità, tutti possono sbagliare e non siamo qui a rammentare gi episodi che hanno condizionato il match perché sono sotto gli occhi di tutti, preferiamo però puntare il dito sull’atteggiamento, su quella sfrontatezza che ti torce l’animo, su quell’essere presuntuosi cadendo poi nell’errore. Ma il Napoli, a questo, purtroppo ci è abituato, perché delle mediocri uscite dei vari Damato, Lops, Celi e Valeri ne ha le tasche piene, fin dai tempi della C, quando già allora lasciavano intendere quanto fossero inadatti ad esprimersi in questo ruolo, figuriamoci sul massimo palcoscenico nazionale.
Bando alle polemiche, da celebrare c’è solo la prestazione dei guerrieri della notte, valorosi, cattivi e affamati, ancora vogliosi, come il suo allenatore, di spaccare il mondo, ma nel modo giusto, senza favoritismi o torti arbitrali.
Fuori dalla coppa, ma con onore, con la chiara consapevolezza di poter dire la nostra in quel che ci resta, campionato ed Europa League. Un febbraio di fuoco da tingere d’azzurro perché il futuro, e questo è fuori da qualsiasi dubbio, è nostro.
Francesco Auricchio

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