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Ogni traguardo ora è possibile

1 Commento

Mi piace, del Napoli, la sua corsa orgogliosamente solitaria, il suo viaggiare verso ogni possibile traguardo – anche il più ambizioso – incurante di avversari veri e presunti amici. Come vuole Mazzarri che respinge al mittente tentativi di confronti, ipotesi di sfide. Come vuole De Laurentiis, solo apparentemente “leghista”, in realtà felicemente autonomo. E sospettoso: sa, Aurelio, come ha potuto avere il Napoli, in quali condizioni l’ha acquistato, con quanti nemici, e si comporta di conseguenza. Sempre sorridendo, naturalmente, ma pronto a respingere chi volesse – come s’è visto in questi giorni in certe cronache mafiosette – mettere a rischio la stagione della sua bella squadra. Onesta, vittoriosa e sola. Ed è sincero. Basta vedere la curiosa – e per me scandalosa – catena della fraternità che s’è animata nel mercato di gennaio, con squadre provinciali di buona fama e qualità spesesi con incredibile devozione, o servilismo, a curare i guai delle grandi: dalla Sampdoria che si è privata di Cassano e Pazzini per alleviare le pene di Milan e Inter, al Cagliari che ha addirittura sacrificato il suo uomo migliore, Matri (subito matricola azzurra, naturalmente) per aiutare la Juve a correggere i gravi errori di mercato commessi d’estate. Accusano gli arbitri di patire la sudditanza psicologica eppoi corrono – sudditi fedeli – in soccorso dei vincitori di sempre. E dunque mi piace il Napoli che fa da sé, che cerca uomini nel mondo, rinforzi non in casa di amici ma sul mercato vero che non contempla – seguitemi attentamente – eventuali compromessi, accordi a medio o lungo termine, collaborazioni più o meno corrette. Il Napoli va per la sua strada e avanza sicuro, non baldanzoso ma sereno, anche commettendo errori, e correggendoli, senza soccorsi, senza intrighi. Ha perso a Verona, nella palude del Bentegodi, meritando la sconfitta e non facendone un dramma: altri, prima, hanno sofferto col Chievo le stesse pene, partendo da quelle di un terreno infame che fa tornare alla memoria il Foggia di Oronzo Pugliese come il Catanzaro di Seghedoni, battaglie nel fango alla faccia dello sbandierato progresso. Il Napoli ha perso una partita ma non ha fatto drammi, bel segno di maturità, e accogliendo il Cesena non sulla scia di memorie cinematografiche legate a Massimo Troisi bensì rcordando le fatiche e i problemi dell’andata, affidandone una volta di più la soluzione a Hamsik e Cavani e Lavezzi. I Tre Tenori che non hanno snobbato l’avversario tecnicamente inferiore ma, rispettandolo, l’hanno sconfitto. Tre punti d’oro, il Milan sempre più vicino e Allegri – gliel’ho detto ridendone – sempre più pentito di avere stilato tabelle di marcia che prevedevano undici vittorie e già da due turni porta a casa pareggini. Il Napoli ha mostrato – come già a Bari – di sapersi amministrare, di poter evitare la spettacolarità che ha nelle vene, facendosi una volta tanto avaro, prudente, misurato. Maturo. Di Cavani non saprei più che dire, di Hamsik ho ammirato l’orgoglio con cui ha esibito la fascia di capitano, del resto della compagnia la voglia di lottare esemplificata felicemente anche dall’ultimo arrivato, Mascara, pronto a ripetere gesti tecnici eccellenti e nel frattempo suggeritore di Sosa, finalmente in gol per farsi ripensare dai critici e dai tifosi che non l’hanno accolto alla grande. È finalmente, questo, un Napoli che può cercare di raggiungere ogni traguardo – anche il più grande – e coltivare ogni sogno senza mettere a rischio la certezza dei propri importanti mezzi. Qualitativamente e potenzialmente secondo solo alle due milanesi, il Napoli difende con onore il cosiddetto calcio “di seconda fascia” meritandosi il diritto di competere con quelle abituali “grandi” ma soprattutto di misurarsi con le uniche realtà tecniche del torneo che sono l’Udinese, il Palermo e la Roma. Voglia di rivoluzione.
Italo Cucci per “Il Roma”

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