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"Contro Corrente": Provate a fermarci

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E adesso diteci che non è lecito sognare. Provate a farci capire come sia possibile non farneticare qualcosa che somiglia ad un tricolore. Perché se c’è una sola certezza da poter estrapolare dall’eroica trasferta dell’Olimpico è che questo Napoli, se gioca così, non è secondo a nessuno.
Scudetto o Champion’s League? E perché non entrambe? Espugnare la capitale vale più di un toccasana, quasi lo si avverte quella concretezza, quella consapevolezza, di non stare lì per un fantastico gioco del destino, ma per una solida e programmata realtà. Lo sa bene Aurelio De Laurentiis, il patron azzurro, quello che il Napoli lo ha preso con sé da una curatela fallimentare, un pezzo di carta divenuto oggi un’impresa, una macchina quasi perfetta che in sette anni ha bruciato tutte le tappe, concedendo ai tifosi di poter rivivere qualcosa che da tanto, troppo tempo, non si avvertiva più dalle parti del capoluogo campano.
Martinafranca, Gela, Acireale, Chieti, fa tutto parte di un piano, di una geniale programmazione che oggi concede al Napoli e ai napoletani di misurarsi alla pari con realtà del calibro di Roma, Milano, Torino e, oltre confine, Villareal, prossimo antagonista nell’avventura continentale fin qui vissuta dai partenopei.
Qualcuno si aspettava un possibile quanto preventivabile calo fisico, ed invece, sul manto erboso dell’Olimpico, sembra quasi che gli azzurri la brucino l’erba. Hanno fame di vittorie, di gloria; pretendono rispetto perché quanto dimostrato fin qui ha dell’incredibile: la solidità di Cannavaro, l’eleganza di Campagnaro, le geometrie di Pazienza, il dinamismo di Gargano, l’imprendibile Maggio, l’intelligenza tattica di Hamsik, le sfuriate del Pocho e, dulcis in fundo, il senso del gol del Matador. Gli ingredienti giusti, mescolati a giusto modo da Mazzarri, chef d’eccezione, che continua a regalare piatti succulenti tutti da gustare. D’altronde si sa, l’appetito vien mangiando.
Napoli straripante, questo è ormai è sotto l’occhio di tutti, eppure, da qualche altra parte, preferiscono dedicarsi ad altro, a cercare il famigerato ago nel pagliaio: lo sputo di Lavezzi a Rosi, gesto assolutamente da stigmatizzare, che di fatto ha aperto il dibattito sulla possibile prova televisiva da parte della giustizia sportiva. Un provvedimento improbabile, considerata la sanzione comminata dall’arbitro, ma che potrebbe regalare clamorosi retroscena: deplorevoli giochi di potere che fanno riflettere su quanto sia scomodo ed inappropriato, per i potenti del pallone, vedere il Napoli lassù in cima.
L’arbitraggio non è certo stato dei migliori ma, paradossalmente, è proprio il Napoli ad uscirne penalizzato perché, a dirla tutta, anche se Dossena meritava il rosso per quella gomitata a Taddei, in casa giallorossa sarebbe toccata stessa sorte a Rosi, De Rossi e Perrotta. E allora, altro che sterili polemiche sull’operato di Bergonzi, meglio rimanere sul pezzo ed attestare, urbi et orbi, la superiorità degli azzurri in quello che, fino ad oggi, era rimasto l’unico stadio inviolato da inizio stagione.
Il primo esame è andato, ne restano quattro, e con la testa già tutti pregustiamo l’intermezzo europeo con il Villareal. Un’altra epica sfida, l’ennesima storia da scrivere per i guerrieri della notte. La rivoluzione è in pieno atto, il rinascimento napoletano continua…
Francesco Auricchio

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