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CdS: «Perché il giudice ha usato filmati diversi da prima?»

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«E’ accaduta una cosa mai vista. Il giudice sportivo ha sanzio­nato Lavezzi sulla base delle immagi­ni di Sky, la Corte di Giustizia Federa­le ha utilizzato altre immagini, quelle di Controcampo-Mediaset. E lo ha fat­to d’ufficio perché nessuno lo ha chie­sto, nemmeno il procuratore federale, Stefano Palazzi» . Mattia Grassani ie­ri mattina ha difeso le ragioni del Na­poli. Si attendeva una giornata diver­sa, un esito diverso. Ora denuncia una violazione delle procedure: «Abbiamo giocato una partita con una squadra e un arbitro nel primo tempo e con un’altra squadra e un altro arbitro nel secondo tempo. E’ evidente che non è possibile, è evidente che se il giudice cambia le prove su cui giudica in cor­sa, il compito della difesa diventa molto, mol­to diffici­le ».

CAMBIO IN CORSA – L’avvocato del Napoli spiega la procedura:«Il procuratore federale, Palazzi, nel momento in cui ha segnalato il fatto al giudice sportivo, ha inserito tutte le immagini televisive nel dossier. Giam­paolo Tosel, al momento del giudizio, ha ritenuto che le riprese più affidabi­li fossero quelle di Sky anche perché erano quelle viste in diretta da tutta Italia. Mercoledì il cd con quelle im­magini ci è stato trasmesso e noi sul­la base della prova utilizzata da Tosel abbiamo elaborato il ricorso. La pro­va doveva restare quella, non poteva essere cambiata. Invece ieri mattina ci sono state mostrate queste immagi­ni che, in realtà, sono sempre quelle di Sky, ma essendo andate in onda il giorno dopo, domenica, sono state in­grandite».
PROBLEMA -Grassani, ovviamente, sol­leva un problema giuridico, la certez­za della prova. E se la Figc smentisce che siano state usate immagini nuove, sconosciute ai legali, l’avvocato del Napoli sottolinea come la stranezza della procedura: «appare chiara an­che a uno studente di giurispruden­za». E se in Figc sottolineano che, al di là degli aspetti tecnici, rersta il fatto (cioè lo sputo, uno tra i gesti più brut­ti che uno sportivo possa compiere), Grassani sottolinea che una prova «uscita dalla porta non può rientrare dalla finestra» .

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