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"Contro Corrente": Ma dove eravate?

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Niente testa, niente gambe. Il Napoli di San Siro è una brutta copia di quello ammirato per quaranta minuti al Madrigal. Gli azzurri si sciolgono come neve al sole, fallendo l’occasione buona per ben figurare al cospetto della capolista. Non una sfida scudetto, ma almeno dai nostri beniamini ci si aspettava una prova da scudetto, gagliarda e senza timori reverenziali.
È invece mancato il mordente, la voglia di vincere per scrivere un’altra epica storia. Il Meazza resta, ancora per un’altra stagione, un tabù difficile da sfatare: il tricolore è ormai tutta una questione riservata alle due milanesi.
Le fatiche del Madrigal si sono fatte sentire sulle gambe di Cannavaro e soci: il tour de force in questo acceso mese di Febbraio si è chiuso come peggio non si poteva. In appena tre giorni, è sfumato il sogno europeo e la piazza d’onore in campionato. Un duro colpo che però, nell’ottica della società, poteva anche starci considerati i tanti impegni sostenuti sin qui. È, d’altronde, dalle sconfitte che si impara a crescere e bisognerà quindi ripartire proprio da questa doppia debacle per riprendere subito la giusta rotta, magari già da domenica contro il Brescia.
Entrando nel merito del match, sembra tuttavia eccessivo il passivo subito dai partenopei. Il Milan, per buona parte di gara, ha tenuto sì il possesso palla, ma, soprattutto nel primo tempo, non ha creato chissà quali pericoli alla retroguardia azzurra, in affanno solo quando per errori propri, cedeva la sfera ai rossoneri.
Inevitabile poi che, il rigore di Ibrahimovic, abbia cambiato il tema tattico della gara. L’errore, pardon, l’orrore di Rocchi ha tagliato le gambe alla banda Mazzarri che, poi, con tanta frenesia e poca lucidità, si è gettata in avanti, cedendo il fianco alle ripartenze del Milan che prima raddoppia con Boateng e poi chiude i conti con Pato. In entrambi i casi, imbarazzante la libertà con la quale i rossoneri sono arrivati al tiro, segno evidente della resa partenopea.
Tra i meriti del Milan, non possiamo esimerci dal sottolineare i demeriti di questo Napoli: centrocampo praticamente assente, con Gargano e Pazienza costantemente schiacciati dall’esperienza e dalla foga di Gattuso e Van Bommel. Hamsik, dopo un buon quarto d’ora, è sparito dal gioco, lasciando, inevitabilmente, troppo solo Cavani lì davanti, al quale non è arrivato un solo pallone giocabile. Mascara sembra ancora lontano dall’inserirsi nei meccanismi azzurri, meglio invece Zuniga che, con i suoi guizzi, ha provato a movimentare l’offensiva partenopea. Altra nota dolente nel pacchetto arretrato: ok Cannavaro e De Sanctis, male invece Aronica che, aldilà dell’episodio da rigore, è apparso poi in affanno nella seconda metà di gara.
Qualcosa in più ce lo si poteva aspettare da Mazzarri, ma, sai com’è, tra una partita di coppa e l’indisponibilità di Lavezzi, al tecnico livornese sarebbe servita una bella magia per scuotere dal torpore la sua squadra.
Pazienza. Guardiamo avanti, ad un nuovo campionato in cui il Napoli, in piena zona Champions, è pronto a lottare per altre undici partite per portare a casa un risultato storico, che da troppo manca dalle parti del San Paolo. Lazio, Udinese, Roma e Juventus: queste le antagoniste smaniose di soffiare agli azzurri l’ambita piazza europea. Coraggio Napoli, rialzati al più presto.
Francesco Auricchio

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