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Il caso Gargano

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Sinceramente dopo le sconfitte contro Villarreal e Milan mi aspettavo un turno di riposo per Gargano. Pensavo che fosse logico far ritrovare forma e serenita’ all’uruguaiano, approfittando di una gara nella quale le sue caratteristiche da incontrista non sarebbero servite più di tanto. Lo sapevano anche le pietre che si sarebbe rischiato di esporlo ai fischi del pubblico: in tanti nelle ultime settimane sono stufi dei troppi passaggi sbagliati, dei calci piazzati improbabili e di certi atteggiamenti un po’ troppo guasconi del ragazzo. Per questo avevo letto come una sfida le dichiarazioni pronunciate sabato da Mazzarri: “Gargano? Per me è indispensabile, se alla gente non va bene, ripeto, se la prendano pure con me. E’ utilissimo per il nostro gioco e poi mi piace come uomo, pensa sempre alla squadra“. Stimo tantissimo Mazzarri, ma conosco troppo bene la piazza azzurra. Gargano andava protetto facendo la cosa più semplice: fargli provare contro il Brescia un po’ di sana panchina per far giocare chi era più in forma di lui. Devo anche dire che ritengo sbagliata la scelta di non rinnovare il contratto a Pazienza. Per motivi diversi, ora i due “titolarissimi” della mediana azzurra non avvertono attorno a loro totale fiducia da parte della tifoseria (il Mota) o della società (l’ex viola).
Antonello Perillo (azzurrissimo.it)

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