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Resurrectionem

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Teatro Tardini di Parma, minuto 29’, Raffaele Palladino da Mugnano suona la Requiem finale sul funerale Azzurro.
Al suon di tale Requiem si respirava un’aria pesante, sembrava la fine di tutto, la fine del sogno, ma l’inizio di un incubo. Dopo poche note si avverte un presagio nell’aria, un odore di incenso e mirra che si diffonde e l’attenzione della gente rivolta su quel manto erboso dove si vedono saltellare dei piccoli granelli di colore azzurro opaco. Ad ogni zampettio tali minuscoli cristalli luccicano sempre più. Vedere quei chicchi azzurri volteggiare in modo così armonioso sembrava quasi assistere a una danza mistica. Sugli spalti la gente incredula si guardava negli occhi per capire cosa stesse accadendo, quando all’improvviso qualcosa di singolare avviene. Durante il volteggio i granelli si avvicinano sempre più, quando due o più di loro sono così vicini da collidere, si vede partire una scintilla accompagnata da un suono sordo di metallo “DIN”, poi due…. “DIN DIN”, poi tre…. “DIN DIN DIN” . Quando poi l’ultimo granello di cenere si accosta agli altri, da quelle undici scintille si sente venir fuori un calore e un tepore che si diffonde in tutto lo stadio. A quel punto era tutto chiaro, lo spazio-tempo era diventato qualcosa di strano! Dalla partita di Catania a domenica sera, erano passati circa 500anni/ore, ed era arrivato il momento che lei ritornasse in vita. Come nella mitologia più antica, dopo aver sparso le sue spoglie tra Milan, Villareal e Brescia, era giunto il tempo, che l’Araba Fenice risorgesse dalle sue stesse ceneri … Proprio i suoi granelli più splendenti, il Pocho e Marekiaro, hanno regalato tutta la loro Energia, affinchè la bestia mitologica tornasse a spiccare il volo. Dal Goal di Marekiaro ogni cosa era cambiata: l’uccello Azzurro con tutta la sua maestà era ritornato a diventare giudice e giustiziere del suo destino!Dopo le scintille dei due chicchi azzurri, splendenti come Diamanti, sembrava un Ritorno al Futuro, sembrava che il tempo non si fosse mai fermato. L’Uccello dal piumaggio incandescente depredava il cielo parmense con le sue enormi ali maestose, appiccando un incendio nei cuori partenopei permettendogli ancora di sognare. Oramai nulla e nessuno ha più scampo se la Fenice Azzurra è tornata, nessuno e dico nessuno può più fermarci! Dalla partita con il Catania ci eravamo imborghesiti, pensavamo di essere diventati grandi, ma invece noi non saremo mai grandi e sapete perché? Perché ogni battaglia vinta ci dà forza e carica per andare avanti, dandoci l’entusiasmo che il medio borghese milanese, torinese, veronese o chicchessia non potrà mai avere. Il Fuoco Eterno dell’Uccello mitologico brucia nei cuori di tutti noi e si catalizza, grazie alla nostra passione e al nostro entusiasmo, nel cuore degli undici GRANELLI Azzurri. La nostra forza è la forza della Fenice, è la forza di una squadra che risorge dalle proprie ceneri per il suo popolo. Se noi non la tradiremo, Lei mai ci abbandonerà … O mia Araba Fenice ho pregato tanto perché tu tornassi a volteggiare nei cieli razziando e divampando incendi come nei bei tempi. Ti prego non andare via, resta vicino a noi, portaci con te in quel Paradiso di cui tu sei l’unica custode, fa sì che il nostro sogno continui, facci volare sul tuo dorso piumato e infuocato, giustizia coloro che si sono macchiati del più grande peccato,ovvero l’aver provato a separare le tue ceneri, cercando di non farti più risorgere per la paura del tuo giudizio. Il tempo scorre inesorabile, ma se il popolo partenopeo esultasse prima che l’Araba Fenice ritorni cenere, la profezia millenaria si avvererebbe … Il countdown è iniziato e noi attendiamo l’ultimo rintocco dell’orologio profano … DON DON DON
Alessio Guidone

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